Il parquet: condizioni per la posa e il tipo di la colla

Per poter posare il parquet, per prima cosa, occorre verificare che le tubazioni dell’impianto idraulico siano rivestite a norma di legge e vi siano le canalizzazioni dell’impianto elettrico coperte da uno strato di malta cementizia minimo 3 cm. Occorre che la temperatura dell’ambiente non sia inferiore ai 10/12 °C e che l’umidità presente non sia superiore al 70%.Verificare, per evitare di effettuare un lavoro due volte e buttar via tempo, materiale e denaro, che le opere di finitura siano completamente ultimate. Infine sincerarsi che il piano di posa in cemento sia idoneo per l’utilizzo della colla con la quale si procederà all’ancoraggio del legno, che non vi siano crepe o che non risulti sporco di vernice.
Evitare di mescolare nella malta cementizia materiali inerti come argilla espansa, perlite, o altri materiali, quali additivi chimici tendenti ad impedire il congelamento o per accelerare il processo di stagionatura. Da evitarsi inoltre di aggiungere al cemento, calce o calce idraulica o in genere altri leganti. Il lavoro deve essere portato a termine in successione continua, quindi verificare la disponibilità temporale. Evitare attentamente di usare silicone negli ambienti in cui va posato il parquet tradizionale poiché, anche le sole esalazioni, andranno a creare problemi in fase di verniciature.
I tipi di colla utilizzati nella messa in posa del parquet sono generalmente :
• Colle in dispersione acquosa.
• Colle in soluzione di solventi.
• Colle bicomponenti .

L’uso di un tipo di colla piuttosto che di un altro è determinato dal tipo di legno e dalle caratteristiche del piano di posa anche se, come sempre,l’esperienza del posatore risulta di primaria importanza.

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L’infedeltà aziendale

Con il termine infedeltà aziendale si identificano i comportamenti posti in essere, in danno all’azienda da parte di un soggetto, sia esso socio o dipendente.
Tale comportamento è disciplinato dallo stesso codice civile che all’articolo 2105 che così recita – Obbligo di Fedeltà – Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.
Il lavoratore deve, per quanto disciplinato, astenersi da qualsiasi condotta che possa inficiare il rapporto di lavoro o che sia tale da creare conflittualità o danno alle attività poste in essere dall’azienda.
L’obbligo di fedeltà, in ambito lavorativo, è strettamente correlata con il principi della concorrenza e dello spionaggio industrale.
Nel caso in cui si sospetti di comportamenti atti a ledere i dettami sopra riportati, l’azienda potrà affidarsi ad apposite agenzie di investigazioni aziendali.
Dette agenzie, che dovranno esser autorizzate dalla prefettura del luogo ove ha sede l’azienda, compiranno azioni di investigazione al fine di verificare o meno i comportamenti dei soggetti sospettati di mal comportarsi neio confronti dell’azienda.
Dette agenzie di investigazione posso esser chiamate a raccogliere informazioni preventive circa i currculum vitae dei candidati all’assunzione. Tali investigazioni sono utili laddove il futuro dipendente debba andare a ricoprire posizioni delicate che, in caso di inottemperanza all’obbligo di fedeltà, potrebbero metter a rischio la vita stessa dell’azienda.

Con il termine infedeltà aziendale vengono identificati tutti i comportamenti scorretti e dannosi per l’azienda tenuti da dipendenti e soci infedeli, che violano cioè l’obbligo di fedeltà professionale verso il proprio datore di lavoro.

L’infedeltà aziendale trova fondamento nell’articolo 2105 del Codice Civile, che recita così: “Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizi”.

Il lavoratore, sia esso un dipendente, un collaboratore, un socio o un amministratore, è obbligato ad essere fedele al datore di lavoro e non deve quindi tenere comportamenti atti a ledere in modo irrimediabile il rapporto di fiducia tra datore e lavoratore.

Nel caso in cui si sospetti che un proprio socio o dipendente sia infedele, e quindi metta in pratica atti di concorrenza sleale o comunque lesivi nei confronti dell’azienda per cui lavora, è possibile richiedere l’intervento di un’agenzia investigativa.
l termine delle indagini viene sempre redatta una relazione investigativa che ha valore probatorio e che può quindi essere validamente utilizzata in giudizio per documentare e provare i comportamenti illeciti tenuti da soci e dipendenti infedeli nei confronti dell’azienda. Inoltre i detective possono partecipare in qualità di teste ai dibattimenti processuali.

 

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Cambiare o non cambiare casa?

Se è da tempo che state valutando l’idea di cambiare casa, ma non riuscite mai a concretizzare veramente, ci sono sicuramente delle motivazioni. Magari tendete a rimandare sempre perché non sapete decidere, oppure molto probabilmente è la paura di affrontare un cambiamento. Si tratta di situazioni di grande impatto psicologico, di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli. Infatti è il nostro inconscio che gestisce gran parte delle nostre scelte. Ma quali cause nascoste si celano dietro alla decisione di cambiare o meno la nostra casa?

La paura del distacco
A volte cambiare casa significa anche cambiare luogo e tutto quello che esso rappresenta. Infatti, il posto in cui abbiamo abitato fino ad adesso, rappresenta per noi una vera sicurezza che non siamo disposti a perdere. Ciò può essere dovuto dalla vicinanza ai propri cari, oppure allontanarsi da luoghi ritenuti familiari che ci fanno sentire al sicuro, o ancora non vedere più i posti a cui siamo legati spiritualmente. Ad esempio è difficile rinunciare alla vista di un paesaggio, di un lago, di un monte o semplicemente di un albero a cui sono legati dei ricordi. Ecco che, quando ci viene in mente di voler cambiare casa, subito ci chiediamo se siamo disposti a rinunciare a tutto questo.

La paura del cambiamento

Cambiare abitazione significa rivoluzionare il proprio stile di vita e noi esseri umani siamo per natura abitudinari. Il nostro problema è quello non riuscire a sopravvivere se in ogni istante, dovessimo crearci di continuo il presente. Insomma temiamo che la mancanza delle nostre sicurezze, ci porti ad un’eccessiva attività della nostra mente che tenderebbe a farci stressare più del dovuto e nel giro di poco tempo.

La pigrizia, una possibile causa
Quando pensiamo di cambiare casa, tendiamo a riflettere anche sulle energie che servirebbero per gestire un trasloco. A volte è la pigrizia che può bloccarci prima ancora di iniziare.

Se volete effettuare un trasloco in tutta tranquillità visitate: http://www.ciesseservices.it/traslochi-per-privati-e-aziende-a-monza/